All’interno delle problematiche inerenti il mondo della disabilità sta emergendo sempre di più la necessità di reperire luoghi atti all’accoglienza di persone diversamente abili adulti che non sono in grado di vivere da sole.
Una volta completata la scuola dell’obbligo i ragazzi disabili rimangono totalmente a carico dei genitori, i quali superati i 65-70 anni di età continuano ad assistere da soli in casa i loro cari spesso in condizioni di silente disperazione ed occorre quindi offrire al soggetto disabile un’adeguata e dignitosa ospitalità di tipo semiresidenziale diurna che oltre a garantirgli prestazioni alberghiere, azioni di sostegno per lo svolgimento delle basilari attività della vita quotidiana, azioni ricreative e di laboratorio formativo tendenti a promuovere forme di integrazione sociale, possa prepararlo ad una vita quanto più autonoma ed indipendente quando non avrà più il supporto della famiglia.
Un tempo non molto remoto la soluzione a questo grande problema sociale veniva data ricoverando a tempo pieno le persone disabili non autosufficienti e non più assistibili dai familiari in grandi istituti, spesso situati lontano dai paesi d'origine. Oggi fortunatamente questi istituti sono sempre di meno ed esistono sempre più, in alternativa, centri semiresidenziali e residenziali più piccoli, sparsi capillarmente nel territorio, capaci di offrire risposte qualitativamente migliori alle esigenze delle persone disabili.
Sul territorio di Anzio e Nettuno esistono già dei piccoli centri semiresidenziali privati (il Centro Primavera e il Centro Naturalmente a Nettuno ed il Centro Disabili Elena Castellacci ed il Centro La Girandola, l’unico comunale ad Anzio) ma sono ormai al limite dei soggetti disabili ospitati e, fra mille problemi e difficoltà organizzative ed economiche, riescono ad occupare dalle 8.00 alle 16.30 complessivamente circa 30 ragazzi/e diversamente abili che sono usciti dal circuito scolastico ma si stima che attualmente il numero dei disabili in questa situazione sia almeno il doppio. La realtà e la brutalità di questi numeri, che purtroppo sono destinati ad aumentare, rivelano una situazione allarmante che a breve potrebbe divenire incontrollabile.
Di fronte a questi numeri appare chiaro che la specifica necessità dell’ospitalità da offrire ai disabili (soprattutto a quelli che hanno terminato l’iter scolastico) è stato macroscopicamente sottostimata ed è evidente l’assoluta inadeguatezza delle misure predisposte in questi anni da parte delle Amministrazioni di Anzio e Nettuno perché la carenza di strutture “speciali” sul nostro territorio è soprattutto dovuta al fatto che si è voluto fino ad oggi (per eludere e non per risolvere) far rientrare le esigenze relative al “Dopo di Noi” tra quelle dei “piani di zona” distrettuali i quali, da ultima ed esaustiva sede di provvidenza locale che avrebbero dovuto essere, stante la inadeguatezza delle risorse per loro disponibili, si sono nella realtà rivelati una sorta di “vorrei ma non posso”.
C’è bisogno pertanto dell’aiuto di tutti: amministrazioni, privati, imprese, semplici cittadini e noi genitori con figli disabili siamo pronti a fare la nostra parte che crediamo non possa prescindere da un nostro concreto impegno sia di tipo gestionale ed organizzativo che economico a patto che ci siano innanzitutto serietà, trasparenza e collaborazione attiva e concreta con chi di disabilità, purtroppo, se ne intende per realizzare non semplicemente un edificio in cui ricoverare a tempo pieno i ragazzi/e disabili ma una struttura che sia un valore per tutta la collettività.
IL Comitato dopo di Noi